É morta Amy Winehouse. Ammetto di non conoscerla molto dal punto di vista musicale, ho scaricato il suo disco più famoso un paio di anni fa e l’ho ascoltato una decina di volte, non di più. Nonostante questo le riconosco un talento e una voce incredibile.
Di tante cose che sono state dette in questi giorni successivi alla sua morte, quella più banale che ho sentito è del tipo: “É una stupida, con tutti i soldi che aveva come ha fatto a ridursi così?”.
Ritengo questo tipo di opinione straordinariamente superficiale dal momento che la storia della musica, e dell’arte in generale, è piena di personalità complesse, in alcuni casi pesantemente disturbate. Io sono d’accordo con chi dice che questo tipo di persone ha il privilegio di riuscire a stabilire un contatto con le proprie emozioni così forte da riuscire a comunicarle in maniera creativa e originale, talvolta rabbiosa e distruttiva.
Il rovescio della medaglia è la piena consapevolezza delle proprie paure, angosce e dei propri limiti. Ogni storia è a sé in questi casi e non vorrei addentrarmi dal punto di vista psicologico nelle vicende di questi personaggi, ma non è sicuramente un caso che chi ha una marcia in più dal punto di vista artistico e comunicativo presenta un “lato oscuro” difficile da controllare.
Senza per forza scomodare miti della musica come Elvis, Jim Morrison o Jimi Hendrix, il caso a me più vicino dal punto di vista temporale è la fine di Kurt Cobain. Anche nel suo caso sarebbe indegno commentare dicendo che aveva tutto e che ha buttato la sua vita. Dobbiamo godere dell’arte di questi personaggi fuori dal comune finché ci sono, senza pretendere di vederli inquadrati negli schemi in cui noi siamo inseriti. Per capirci, nessun membro della famiglia del Mulino Bianco potrebbe mai scrivere un pezzo come “Heart shaped box” !
Per fortuna non tutti questi artisti straordinari hanno avuto una fine tragica, anche se penso che sia un miracolo non aver perso per strada per overdose Mick Jagger, Keith Richards o un membro a caso dei Beatles.
Amy Winehouse è uno di questi personaggi? Non ne sono sicuro, ma penso di sì.

ogni stella brilla per il tempo che gli è concesso, l’intensità con cui brilla influenza il tempo della sua vita.
nessuno a mio avviso può arrogarsi il diritto di facili giudizi, che peraltro siamo sempre pronti ad elargire intrisi come siamo di saggezza e verità personalissime.
quello che credo è che una donna di 27 anni, con un talento straordinario come quello di Amy, dovesse soffrire molto per decidere di togliersi la vita, seppur “inavvertitamente” con un overdose.
la sua morte mi fa riflettere sulla vita, la mia, che può forse sembrare insignificante al confronto, ma che ho la gioia e la voglia di godere.
e sento il dolore di Amy come il dolore del mondo…il dolore di un anima fragile come tante altre.
sono contenta di aver goduto seppur per poco della sua voce straordinaria, sono tristemente sicura che il mondo ha ricevuto da quest’artista molto più di quanto le abbia saputo dare.
Ciao Amy, finally you go “back to black”.
“É una stupida, con tutti i soldi che aveva come ha fatto a ridursi così?” non è altro che una critica avventata della situazione. Come del resto, a parere di chi scrive, è altrettanto avventato dare giudizi sulla presunta sofferenza interiore di questa artista.
Sono certa che di artista trattasi ma non sono altrettanto certa che il dolore provocatosi, fino alla morte, sia necessariamente il frutto di una vita tanto malata da non poter più essere vissuta.
Trovo banali i commenti circa la stupidità dell’uccidersi nonostante i soldi e la fama…ma trovo altrettanto banale dare per scontato che una star se si provoca del male lo fà sicuramente perchè soffre.
Tutta questa comprensione non la vedo per la gente comune. Quando un ragazzo od una ragazza non famosi arrivano ad uccidersi, più o meno volontariamente, spesso i commenti vertono sulla stupidità del comportamento, sull’influenzabilità del soggetto o sulle tendenze del momento, E purtroppo, sempre a mio parere, l’aspetto “tendenza” lascia per strada le sue vittime. Persone convinte che la parvenza da ragazzo o ragazza ribelle, senza regole e limiti possa far conquistare un apprezzamento tale da rischiare anche la propria vita. E allora mi chiedo se ha un senso cercare sempre e comunque della sofferenza , scavare nel passato, dare la colpa a ex fidanzati, ad una vita triste, a difficoltà quando spesso queste poco centrano col male che le persone si fanno. Non voglio con questo dire che Amy si sia “uccisa” per apparire quello che spesso il pubblico si aspetta dalle star. Ma non mi sento nemmeno di condividere la visione di chi con certezza sostiene che la sua vita fosse piena di sofferenze tali da non riuscire più a sopportarla. Sarebbe come “lanciare il messaggio” che il dolore che segna spesso la strada delle persone non può essere sconfitto se non con la morte. E non lo condivido. Sarà che ho conosciuto storie di vita piene di ostacoli e dolori eppure, la spinta verso la vita ha sempre prevalso..O forse è solo la mia visione delle cose e spero che come tale venga letta.
p.s. Ho letto tutti gli articoli del blog e volevo dire che mi sono piaciuti molto.