Prendo spunto dalle recensioni musicali di uno dei più assidui lettori e commentatori del blog (Beppe, sei uno dei pochssimi!) e provo ad analizzare, traccia per traccia, il nuovo album dei Green Day.
“21st Century Breakdown” esce dopo cinque anni di silenzio, se si eccettuano i singoli “The saints are coming” e “working class hero”, registrati estemporaneamente per cause benefiche.
Subito una considerazione: l’album ha deluso le mie aspettative. E’ un lavoro molto pretenzioso per via dell’impostazione come “rock opera”. Costituisce la naturale evoluzione di American Idiot ma la sensazione è che sia composto dalle B-sides di quest’ultimo. In ogni caso ciò non mi impedirà di vederli suonare live per la sesta volta, in Irlanda in ottobre. Via coi voti:
1 ) Song of the century : S.V. – una simpatica melodia che però non merita giudizio.
2 ) 21st Century Breakdown: 6.5 – pezzo carino a mio parere. Preferisco la prima parte alla seconda, che mi sembra più da festa di paese che altro. Il meglio: “My generation is zero”. Il peggio: la parte finale con tempo rallentato, inutile.
3 ) Know your enemy: 6.5 – primo singolo, appena sentito mi è subito parso una schifezza. Ascoltandolo altre decine di volte il giudizio è migliorato, l’dea del ritmo ossessivo è buona. Suoni curati fin troppo, dal vivo risulta molto più energetica. Il meglio: l’attacco di batteria. Il peggio: il video, davvero inguardabile.
4 ) !Viva la Gloria!: 5.5 – niente di speciale davvero, si salva solo l’intro con voce e piano, strumento che adoro.
5 ) Before the lobotomy: 4 - sinceramente inascoltabile. Tremendi gli accordi nel vuoto a metà del pezzo. Zero ispirazione, ci si affida solo alla batteria per tenere in piedi un’idea di canzone.
6 ) Christian’s inferno: 7 – semplice e diretta ma mi piace! Una delle poche tracce in cui l’idea di comprimere a dismisura i suoni nell’intro abbia un senso. Il meglio: ancora una volta l’attacco di batteria. Il peggio: l’assolo di chitarra, quasi fastidioso.
7 ) Last night on earth: 4 – credo di non aver mai ascoltato il pezzo per più di un minuto. Fastidiosa quanto la visione di una partita di Ronaldinho.
8 ) East Jesus nowhere: 7 – forse il pezzo migliore dell’ intero album. Dal vivo rende molto ed è una delle poche canzoni della band in cui abbia senso la doppia chitarra. Il meglio: liriche ispirate e ricercate. Il peggio: i suoni troppo artificiali, ma è un problema ricorrente in tutto l’album.
9 ) Peacemaker: 4 – sembra “This is the life” di Amy McDonald, e non è certo un complimento.
10 ) Last of the americal girls: 5.5 – ha qualcosa di buono, ma sa di già abbondantemente sentito.
11 ) Murder city: 6.5 – pezzo bello energetico, niente di eccezionale ma dà una boccata di ossigeno all’ascolto della parte centrale dell’album. Il meglio: ” We are the last call, and we’ re so pathetic”. Il peggio: poco varia e solito assolo di cui non si sente la mancanza.
12 ) ?Viva la Gloria?: 3 – non è il caso di sparare sulla croce rossa.
13 ) Restless heart sindrome: 5 - inizio da Beatles, fine da autocitazione spudorata (Boulevard of broken dreams). Risultato, pezzo molto poco incisivo.
14 ) Horseshoes and handgranades: 5 - sono lontani i tempi in cui con tre accordi venivano fuori pezzi da urlo! Stucchevole l’effetto sulla voce.
15 ) The static age: 6.5 – pezzo carino, impreziosito dal cambio di tonalità prima dell’ultimo ritornello. Anche qui niente di eccezionale, ma merita di essere ascoltato. Il meglio: la batteria lega il cambio di tonalità alla grande. Il peggio : un po’ troppo lungo come pezzo.
16 ) 21 guns: 6 – effetto opposto a quello di “know your enemy”, ai primi ascolti il pezzo colpisce. Il perchè lo si capisce ascoltandolo più volte: troppo simile alla già citata “Boulevard of broken dreams”, sia come struttura sia come suoni. Anche qui col video non ci siamo proprio!
17 ) American eulogy: 6.5 - una semplice media tra la prima parte, “Mass hysteria” da 6, e la seconda, “Modern world” che si merita un 7. La melodia è in parte copiata dall’inizio di “Deadbeat holiday”.
18 ) See the light: 6 – ritornello molto accattivante, ma il resto non colpisce per niente.
Media totale: 5.5, la matematica parla chiaro! Concludo il posto con il video di una delle mie canzoni preferite della band.

bella recensione.
da vera profana, dico la mia. meglio american idiot, ma a me piace pure questo. le mie preferite sono the static age su tutte, e poi east jesus nowhere e 21 century breakdown. non vedo l’ora di vederli live a milano, sarà la mia prima volta! (come si dice ….non è mai troppo tardi)
Gaia, mi spiace veramente tanto disilluderti, ma vedere adesso i Green Day è sì troppo tardi.
Anche se ti piacciono i dischi nuovi e, probabilmente, quelli vecchi ti fanno schifo oggi vedere i Green Day a mio avviso non ha più senso.
Non sono più loro.
Sarebbe come vedere oggi i Rolling Stones. Chi li ha visti anche negli anni 70 non può certo dire che vederli oggi sia la stessa cosa.
Oggi i Green Day sono una band come tante e, di conseguenza, perdono di significato.
Non lo so, sarò pazzo, però nel 94 BJ aveva i capelli verdi, la chitarra con gli adesivi e cantava di cazzate.
Io avevo i capelli rosa, 15 anni ed in lui vedevo la voce di una generazione di outsiders.
Oggi BJ sta in tv tutto il tempo, ha lo stesso look dei Tokio Hotel o di qualsiasi altro “rocker” modaiolo in corcolazione e scrive pezzi con la pretesa di essere il nuovo Bono Vox.
Io ho trent’anni, le mie idee politiche me le faccio senza bisogno di ascoltare i Green Day ed in loro non vedo più niente di quello che ho amato da giovane.
Senza offesa per nessuno, si intende.
Spero invece di essere riuscito a spiegare quel che intendo.
Prima di tutto lasciatemi dire che sono contento che ci sia un po’ di dibattito sui temi proposti dal blog.
Aggiungo anche che sembra un dialogo tra una quindicenne e un vecchio rocker di professione, e la cosa mi diverte molto!
Sono decisamente d’accordo sul fatto che ora BJ (parlo solo di lui perchè i Green Day sono quasi tutta farina del suo sacco, nonostante gli altri due siano ottimi musicisti) sia diventato molto pretenzioso, essendosi infilato nel tunnel dell’ opera rock. Sinceramente sia “American Idiot” che “21st century” sono un insieme di canzoni per le quali è difficile vedere un vero filo conduttore.
“American Idiot” era un punto di rottura perchè, come dice il buon Manq, improvvisamente i tre della Bay Area iniziano a parlare apertamente di protesta politica, nonostante un accenno ci fosse già in “Warning”, in particolare nel singolo “Minority”. Difficile, molto difficile, dire se abbiano semplicemente cavalcato l’onda della protesta nei confronti di Bush o se invece abbiano aggiunto nuovi spunti riflessione.
A questo propostio è singolare osservare che i primi due album dei Green Day sono costituiti per la maggior parte da canzoni d’amore, poi si sono evoluti (o involuti) verso liriche inneggianti alla inedia e all’autocommiserazione e, infine, si sono buttati sulle tematiche impegnate. Curioso, no?
Anche io avevo i capelli colorati (blu per la precisione) e mi rispecchiavo nella generazione degli “outsiders”. Sono cresciuto coi Green Day, quindi non riesco a dargli addosso, anche perchè la famosa chitarra con gli adesivi l’ho imbracciata e suonata!
Personalmente i lavori della band che mi sono piaciuti di più sono il vecchio “Kerplunk”, che se fosse stato registrato decentemente sarebbe un almbum da storia della musica e il più recenete “Nimrod”, uscito, guarda caso, quando l’attenzione attorno ai Green Day era al minimo storico.
P.S. Beppe, chissà come eri figo coi capelli rosa!
nooo, e io che ero già pronta a passare la notte davanti al forum di assago e a lanciare il mio reggiseno a bj!
non sono assolutamente al vostro livello di conoscenza e comprensione musicale, ragazzi, e di sicuro non ho mai avuto i capelli colorati! purtroppo non avevo quindici anni nel 94, cominciavo l’università, e ho vissuto quel periodo in maniera molto diversa dall’essere un outsider. capisco però il vostro punto di vista, e quello che volete dire.
per la cronaca, i primi album dei gd mi piacciono, anche se naturalmente, da vera incompetente, li conosco meno.
in ogni caso, le mie idee politiche, e comunque le mie idee in generale, non vengono certo influenzate ascoltando le canzoni di un qualsiasi gruppo che mi piace (a questo proposito, i tokio hotel NON mi piacciono…). d’altra parte, di solito non cerco quello quando ascolto qualcosa.
sul fatto di vederli per la prima volta solo ora… okok, sono in ritardo, ma per me è buona musica, e ne vale la pena. diciamo che non avendoli visti quando meritavano, sarà più difficile restarne delusa. grazie a tutti e due per i vostri commenti. a presto!
Eheh…
Innanzi tutto voglio precisare (cosa che dai miei toni spesso non traspare) che non erano accuse le mie.
Ho ipotizzato che gli album vecchi non ti piacessero non prchè ti ritengo “modaiola” o “incompetente”, ma solo perchè è frequentissimo che i nuovi fan dei green day non amino i primi album, quando facevano oggettivamente un altro tipo di musica.
Il mio concetto, riespresso in ue righe, è che purtoppo per te ti sei persa i GD quando erano qualcosa di “diverso”. Oggi possono piacere più o meno di altri gruppi perchè i gusti personali sono, per definizione, personali, però non hanno a mio avviso alcun valore aggiunto.
Detto questo se i nuovi dischi ti piacciono, dal vivo non possono che convincerti perchè la “teatralità” e la “pompa magna” dei nuovi lavori ci sono anche nello show: suonano circa due ore e coinvolgono molto. Il fatto che una volta suonando 45 minuti rischiavano di rifare tutto il repertorio due volte è un altro segnale di come siano cambiat le cose…