25
lug
11

Oh Amy

É morta Amy Winehouse. Ammetto di non conoscerla molto dal punto di vista musicale, ho scaricato il suo disco più famoso un paio di anni fa e l’ho ascoltato una decina di volte, non di più. Nonostante questo le riconosco un talento e una voce incredibile.

Di tante cose che sono state dette in questi giorni successivi alla sua morte, quella più banale che ho sentito è del tipo: “É una stupida, con tutti i soldi che aveva come ha fatto a ridursi così?”.

Ritengo questo tipo di opinione straordinariamente superficiale dal momento che la storia della musica, e dell’arte in generale, è piena di  personalità complesse, in alcuni casi pesantemente disturbate. Io sono d’accordo con chi dice che questo tipo di persone ha il privilegio di riuscire a stabilire un contatto con le proprie emozioni così forte da riuscire a comunicarle in maniera creativa e originale, talvolta rabbiosa e distruttiva.

Il rovescio della medaglia è la piena consapevolezza delle proprie paure, angosce e dei propri limiti. Ogni storia è a sé in questi casi e non vorrei addentrarmi dal punto di vista psicologico nelle vicende di questi personaggi, ma  non è sicuramente un caso che chi ha una marcia in più dal punto di vista artistico e comunicativo presenta un “lato oscuro” difficile da controllare.

Senza per forza scomodare miti della musica come Elvis, Jim Morrison o Jimi Hendrix, il caso a me più vicino dal punto di vista temporale è la fine di Kurt Cobain. Anche nel suo caso sarebbe indegno commentare dicendo che aveva tutto e che ha buttato la sua vita. Dobbiamo godere dell’arte di questi personaggi fuori dal comune finché ci sono, senza pretendere di vederli inquadrati negli schemi in cui noi siamo inseriti. Per capirci, nessun membro della famiglia del Mulino Bianco potrebbe mai scrivere un pezzo come “Heart shaped box” !

Per fortuna non tutti questi artisti straordinari hanno avuto una fine tragica, anche se penso che sia un miracolo non aver perso per strada per overdose Mick Jagger, Keith Richards o un membro a caso dei Beatles.

Amy Winehouse è uno di questi personaggi? Non ne sono sicuro, ma penso di sì.

08
giu
11

Redivivo

Quasi un anno di distanza dall’ultimo post, mi sento talmente tanto in colpa che qualcosa devo scrivere. Provo con qualcosa di semplice, tipo una classifica, o meglio un elenco, delle evidenze che la giovinezza è bella che andata. Here we go:

- Adoro sentire alla radio i programmi in cui parlano e durante le canzoni a volte cambio canale

- Apprezzo gli amari, specie quelli d’erbe

- Non riesco più ad ascoltare un’intera canzone dei Vandals

- Esistono le mattine del sabato e della domenica e spesso mi sveglio quando alcuni dei miei contatti Facebook scrivono che vanno a letto

-Mi addormento seduto e mi sveglio seduto pronto per una giornata di lavoro

- Ai concerti sto bello tranquillo nelle retrovie e applaudo con fare da baronetto

- Un giocatore di calcio della mia età è considerato ormai una vecchia gloria

- Realizzo che esiste al mondo gente che può votare senza aver visto dal vivo i Mondiali di Italia ’90

19
lug
10

ladro, non rubare!

Assassino, non uccidere! E via dicendo.
Ogni anno, con l’arrivo dell’estate, si moltiplicano le campagne contro l’abbandono di cani ed altri animali, ultimamente amplificate dai tam tam dei social networks. La maggior parte di queste campagne è incentrata sulla sensibilizzazione delle persone a non lasciare il proprio animale domestico alla prima piazzola di sosta dell’ A1.
Immagino che una persona che arriva a compiere questo tipo di reato (perchè oltre che un gesto eticamente inaccettabile è un reato a tutti gli effetti!) non venga certo dissuaso da una richiesta di non compiere l’abbandono. Il paragone con una ipotetica campagna di sensibilizzazione a non delinquere basata sulla semplice richiesta di non farlo è abbastanza azzeccato a mio parere.
Questo denota una mentalità ancora ben lontana dal considerare una cosa seria i reati commessi nei confronti degli animali. Di pari passo vanno le condanne ancora troppo morbide nei confronti di questo tipo di criminali.
Quale sarebbero delle campagne veramente efficaci?

- Certezza della pena per chi commette abbandono, maltrattamento o uccisione di animali.
- Maggiori pressioni affinchè gli animali di proprietà vengano regolarmente iscritti ai rispettivi servizi di anagrafe.
- Una legislazione più rigorosa nei confronti delle importazioni di animali allevati all’estero.
- Divieto di vendita degli animali nei negozi, come fossero prodotti di consumo qualsiasi.

Citando Gandhi: “La civiltà di un popolo si misura nel modo in cui tratta (e aggiungerei tutela) i suoi animali”. Se così fosse saremmo ancora in piena età della pietra!

18
giu
10

Short story

c’era una volta una famiglia come tante, che viveva in un paese come tanti altri, nella più anonima provincia italiana. Un padre stanco di una vita passata a lavorare ed intento a contare i mesi, le settimane e persino i giorni che lo separavano dalla pensione. Lui stesso era consapevole che la fine di una lunga vita lavorativa gli avrebbe riservato più frustrazione e senso di inutilità che gioia e serenità, ma pareva non curarsene.
La donna al suo fianco era più giovane di lui, ma dimostrava almeno cinque anni in più della sua vera età. Di origine umile, figlia di contadini, aveva iniziato a lavorare ad appena dodici anni. Non aveva una cultura, aveva lasciato la scuola appena possibile per aiutare i genitori nei campi. Nonostante questo era una persona di grande dignità e fiera di tutto quello che era riuscita ad ottenere solo con le proprie forze.
La figlia Elena era invece straordinaria. Quasi sembrava essere stata mandata per colorare l’esistenza grigia dei suoi genitori. Fin da piccola si era dimostrata curiosa e affamata di vita. Le piaceva andare a scuola, ma non era la prima della classe. A Elena interessava solamente imparare le cose, perciò sentiva che non valeva la pena ingaggiare lotte con se stessa e con gli altri per primeggiare. Dai compagni di scuola e dagli amici in generale era ben voluta, anche se non era la più carina né la più simpatica del gruppo.
Elena si era appassionata alla danza, le piaceva ascoltare la musica e ballare anche da sola, in camera sua. Dopo lunghe insistenze era riuscita a convincere i genitori ad iscriverla ad un corso di danza presso una scuola prestigiosa situata in città . Nonostante fosse un sacrificio accompagnarla in macchina tre volte a settimana, la passione che Elena metteva nel ballo coinvolgeva e ripagava i genitori del tempo dedicato alla figlia.
L’adolescenza di Elena era trascorsa senza grossi scossoni, a differenza di quello che accadeva generalmente ai suoi coetanei. Al secondo anno di liceo si era fidanzata con un suo compagno di classe e aveva condiviso con lui tutte le prime volte. Aveva molti amici e raramente si era sentita sola.
Andava spesso in discoteca, ma non le interessava sballare né mostrarsi come una possibile preda. Semplicemente ballava per ore senza fermarsi. A distanza di anni era ancora la sua passione, e mentre ballava il mondo le sembrava perfetto.
L’estate dopo la maturità Elena era partita con le sue due migliori amiche per una settimana di vacanza a Rimini. Una sera, forse per l’euforia dovuta alla fine della scuola, aveva esagerato un po’ con l’alcool e si era trovata a ballare da sola al centro della pista di una delle più famose discoteche sulla spiaggia. Spesso Elena si sentiva tutti gli occhi addosso, ma quella sera ci faceva caso più del solito. Quando un ragazzo le si era avvicinato e le aveva proposto un drink insieme, stranamente aveva accettato e si era allontanata con lui.
Le cose erano andate velocissime e dopo nemmeno venti minuti Elena si era trovata in un angolo appartato della spiaggia assieme ad uno sconosciuto. Per Elena il gioco era ormai finito, voleva cercare le sue amiche e tornare in albergo. Il ragazzo però la tratteneva e aveva iniziato a baciarla e toccarla. Lei non voleva ma non riusciva a farlo smettere. Urlare non serviva a niente, erano troppo lontani dalla discoteca e la musica assordante copriva qualsiasi altro rumore. Quel mostro la stava violentando e in quel preciso momento Elena moriva.
Era rientrata in albergo a notte fonda, facendo meno rumore possibile per evitare che le sue amiche si accorgessero dello stato in cui l’aveva ridotta quell’essere di cui non si ricordava nemmeno il nome. Aveva passato il resto della notte e della mattina a piangere nel letto e ad odiarsi per aver commesso quell’imperdonabile sbaglio.
Tornata a casa Elena era irriconoscibile, era diventata un fantasma: aveva iniziato a evitare i suoi amici e a isolarsi sempre di più. A casa era ombrosa e le capitava spesso di rispondere male ai suoi genitori. Loro si erano subito accorti che qualcosa era cambiato in Elena ma si erano trovati impotenti.
Elena aveva programmato di iscriversi alla facoltà di giurisprudenza, spesso si immaginava come una coraggiosa e brillante avvocatessa. Non le interessavano i grandi guadagni, piuttosto fare tutto il possibile per far valere i diritti dei più deboli. Dopo quello che le era successo aveva abbandonato questo sogno. Non aveva più la forza per sostenere i suoi ideali. Aveva trovato un lavoro come segretaria nell’azienda dove lavorava il padre.
Erano passati quasi sei mesi da quella maledetta vacanza, e Elena proseguiva nella sua vita ormai senza più colore. Non aveva raccontato a nessuno quello che era accaduto e quando qualcuno le domandava spiegazioni per il suo pessimo umore cambiava subito argomento scocciata. Non era più stata in discoteca, non ballava più e la musica le dava quasi fastidio.
Un lunedì mattina la madre si era insospettita per il fatto che il suo cappotto era ancora sull’appendiabiti. Aveva pensato che probabilmente non era andata a lavorare per via dell’influenza che girava in quel periodo. Era entrata in camera di Elena pensando che avesse bisogno di qualcosa, ma lei non c’era. Il letto era sfatto e faceva più freddo che nel resto della casa. Avvicinatasi al termosifone per verificare che funzionasse la madre aveva notato che la finestra della camera che dava sul balcone era socchiusa. In quello stesso momento sua figlia giaceva esanime nel cortile del condominio in una pozza di sangue. Elena si era buttata, Elena era morta, finalmente.

18
gen
10

nespreco, what else?

E bravo il nostro Giorgino, che tra una comparsata e l’altra in giro per il mondo accompagnato dalla governante muta Canalis (ma non aveva studiato l’inglese?), ci delizia con la sua presenza nello spot della Nespresso.

Premetto che Nespresso è solo uno dei vari marchi relativi a queste insulse macchine del caffè a capsule, ne esistono a decine. Il mio pensiero è semplice e lo esprimerò in poche righe.

Semplicemente trovo non abbia senso avere a che fare con monoporzioni di caffè: dal punto di vista ecologico è un danno non indifferente smaltire, per ogni singola tazzina di caffè degustata, una capsula di plastica e pellicola metallica, materiali praticamente non riciclabili. Mi chiedo cosa spinga verso l’acquisto della suddetta macchina da caffè, la piscologia del marketing che sta dietro a questo nuovo modello di business.

Probabilmente l’idea che sia un oggetto di lusso, forse proprio il fatto  di poter possedere un oggetto chic a un costo relativamente contenuto. Ovviamente la bontà del caffè non è una caratteristica in più rispetto a normali macchine per espresso, per intenderci quelle che vanno col caffè macinato, dato che non c’è motivo per cui la capsula conferisca un particolare aroma alla bevanda.

Sempre per la categoria “sprechi ecologici” in ambito alimentare, segnalo un’iniziativa della Sunsweet, che vendeva barattoli di prugne secche sigillate una ad una. Non so se i produttori si siano ravveduti ma anche quella non è male come boiata!

See ya :-)

PS: e non mi venite a dire che le capsule Nespresso si possono riempire con i metodi più assurdi per poi riutilizzarle, sarebbe l’ennesima conferma dell’inutilità delle capsule stesse!

08
gen
10

so long

Inaspettatamente le feste sono volate e dell’albero di Natale, in casa, nemmeno più l’ombra.
Dico inaspettatamente perchè verso metà dicembre ho raggiunto dei picchi di ansia e apprensione, a tratti preoccupanti, nei confronti della mia futura situazione lavorativa.

Ciò che è molto probabile, ad oggi, è che chiuda con lo spago la mia bella valigia di cartone e mi trasferisca in quel di Pisa per sei mesi minimo. Certo, non l’altra parte del mondo, ma in ogni caso di un vero e proprio cambio di vita si tratterà. Ovviamente ritornerò spesso in patria, in occasione di molti weekend. Per questo credo che in qualche maniera riuscirò a mantenere i rapporti con tutte le persone significative della mia vita ad oggi. Anzi magari sarà un motivo in più per ritrovarsi.
Quello che sicuramente non riuscirò a portare avanti con la costanza adeguata sarà il mio impegno alla Protezione Animali, sezione di Milano (ENPA Milano).
Mi sono avvicinato all’associazione tramite una vicenda molto curiosa.
Primavera 2008, ore 9:30 circa del mattino. Il mio simpatico vicino dalla sessualità ambigua, nonchè padrone di casa, mi telefona molto agitato dicendo che a casa sua c’è un gatto sul balcone che sta male e che lui non sa cosa fare. Ovviamente mi sveglia, vista l’ora, e altrettanto ovviamente mi reco da lui per vedere cosa succede. Effettivamente un povero gattino (che si scoprirà poi essere una vecchia gatta che vive sui tetti, poi curata e salvata dalla clinica ENPA) è rannicchiato nell’angolo del balcone. La soluzione è portarlo presso la sezione ENPA. La sensibilità del signore ambiguo nei confronti della tematica animalista è minima, dato che fa orgogliosamente il pellicciaio da decine di anni. Decido allora di portarlo io.
Avrei sempre voluto fare qualcosa per gli animali, e la visione della sede ENPA mi stimola l’idea di arruolarmi, prima o poi, come volontario. Cosa che avviene verso la fine dello stesso anno, avendo “risolto” alcune questioni che mi portavano via molto tempo. La volta del gatto stato accolto molto gentilmente da alcuni volontari  (che poi ho conosciuto di persona), cosa che ammetto aver sicuramente contribuito a darmi una bella impressione della struttura.

Ormai da un anno e due mesi svolgo abitualmente il mio lavoro di volontario presso la clinica ENPA Milano. Lo so, non è molto, considerato anche il fatto che la formazione completa di un volontario dura alcuni anni, ma sicuramente è abbastanza per tracciare un primo bilancio dell’esperienza.
Ho imparato un sacco di cose riguardo la gestione degli animali, dai più domestici, ai più selvatici (come i pipistrelli, ad esempio). Sento di aver fatto molto per la guarigione e il mantenimento di molti animali sfortunati e la cosa mi dà molta soddisfazione.
Inoltre ho conosciuto tante persone molto molto interessanti, con le quali mi sono trovato molto bene a condividere i momenti, non sempre divertenti, di lavoro.

Credo di rimanere a far parte della sezione, in qualche modo, garantendo per questi prossimi sei mesi un turno ogni due settimane (quella è l’idea), ma l’obiettivo è quello di tornare prima o poi a pieno regime. Poi magari a Pisa non mi vogliono più e questo ariticolo è inutile, ma staremo a vedere.

Stay tuned!

links:

Sezione ENPA di Milano

Sito nazionale ENPA

26
dic
09

dei gamberi e un moscardino surgelati

Sono le uniche cose rimaste nell’appartamento al quarto piano di via Bolzano ventiquattro, a Milano. Le ho dimenticate nel freezer, ma non è questo il punto.
Sento quasi la necessità di scrivere riguardo al mio stato d’animo in questo momento, in cui posso definitivamente dichiarare chiusa l’esperienza di convivenza con Vincenzo. Due anni e due mesi: è questa la durata della convivenza in questione, tempo che ad oggi mi pare essere volato.

La casa non si può certo definire una reggia. E’ un vecchio appartamento (età stimata: cinquanta anni) che dimostra tutti gli anni che ha. Appena entrato per la prima volta ho subito avuto l’impressione che fosse stata sempre una casa abitata, ma raramente vissuta. Nonostante questo, a me e Vincenzo è subito parsa adeguata alle nostre esigenze di lavoratori in trasferta. Al primo impatto l’unica impressione negativa, poi confermata dall’esperienza, me l’aveva data il padrone di casa, un cinquantenne dalla mentalità che definire “medievale” è forse riduttivo. Tuttosommato però non è mai stato un problema così grosso nel corso dei due anni, solo un fastidio saltuario, nel momento del pagamento dell’esoso canone di affitto trimestrale.
Il primo anno è passato via liscio, tra miei esperimenti culinari (che avevano Vincenzo come assaggiatore vittima), corse al  parchetto multietnico di fianco a casa ed estenuanti sessioni di PES fino alle ore piccole. Ricordo tutto questo con molta nostalgia e tornerei volentieri indietro a quei tempi.
Il secondo anno è stato invece caratterizzato da grosse problematiche lavorative da parte di entrambi che si sono protratte per diversi mesi. A queste, come se non bastasse, si sono aggiunte vicessitudini sentimentali non proprio piacevoli. Risultato: sicuramente è stato un anno un po’ più triste all’interno dell’appartamento. Non per questo non ci sono stati momenti piacevoli e da ricordare, solamente è stato un anno un po’ più travagliato.
Personalmente è stato un anno difficile da diversi punti di vista e se non fossi stato a contatto con un amico vero come Vincenzo non so davvero come avrei fatto. In fondo questo post è anche un modo per ringraziarlo di tutto quello che ha fatto per me durante questi mesi agitati.

Cosa riserva il futuro? Difficile dirlo ad oggi. Quello che farò io è darmi da fare per riconquistare l’indipendenza persa recentemente. E’ un obiettivo importante, che ho scoperto essere condizione necessaria per un po’ di serenità. Farò tesoro delle esperienze già fatte, in particolare in questi due anni e due mesi, consapevole però che sarà difficile ricreare una situazione così confortevole per me.

04
nov
09

gocce

Sarà quasi un mese che non scrivo nulla. Non perché non abbia tempo, al contrario, semplicemente non ho elaborato nessun pensiero degno di rilievo e che avesse senso condividere. Ho passato il tempo a rimuginare principlamente su questioni personali, arrivando a pensare tutto e il contrario di tutto. Di questo caos cognitivo salvo solo alcuni pensieri, gocce appunto.

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* CASO MARRAZZO: sostengo che ognuno sia libero di passare il proprio tempo libero a prostitute (siano esse donne o trans), però mi aspetto un comportamento più morale da chi si è assunto l’onere di essere primus inter pares. Oltretutto i vari episodi sono conditi sempre da cocaina,  ricatti e auto blu, che contriubuiscono a dare squallore alla situazione già di per sé poco edificante. Inoltre il “povero” Marrazzo, o M’Arrizzo, ha spazzato via in un colpo solo mesi di campagna politica e mediatica da parte del PD e del suo organo di stampa, la Repubblica, contro Berlusconi. Non mi stupirei di sentire il bifolco di paese dire:  << Almeno il Silvio va con le donne vere >>. Se a Berlusconi sono state rivolte dieci domande (mancando completamente l’obiettivo), un paio andrebbero fatte anche all’ormai ex Governatore della Regione Lazio.

croce* QUESTIONE CROCEFISSO IN AULE SCOLASTICHE: non se ne può più, ogni sei mesi si ripropone il problema della laicizzazione degli intonaci. Al di là della mia convinzione che tutte le religioni hanno il diritto di essere professate in uno stato civile, e che di nessuna vadano imposti i simboli, trovo che il Crocefisso sia l’emblema di una Chiesa in decadenza. Non è all’immagine volutamente spaventosa di Cristo in croce che la Chiesa deve dare risalto, bensì dovrebbe concentrarsi sullo sviluppare e favorire le attività di aggregazione e di gioia connesse alla pratica della religione. Il culto sano della religione cattolica sta negli oratori in preghiera e in festa, non nelle buie chiese colme di immagini di punizione e sofferenza. Si attendono fulmini sul sottoscritto.

* BEATA IGNORANZA: ci facciamo delle gran risate a vedere dei video come questo (l’ultimo personaggio è il milgiore, o il peggiore, a seconda dei punti di vista), in cui il malcapitato di turno esibisce una straordinaria ignoranza a trecentosessanta gradi. Purtroppo la situazione è indicativa di una condizione di ignoranza serpeggiante, per colpa di un sistema scolastico sempre più degradato e orientato ai tagli piuttosto che alla qualità dell’insegnamento. Sono sicuro che la maggior parte dei miei coetanei sparsi per l’Italia non saprebbe scrivere una pagina senza almeno tre o quattro errori clamorosi. Così come è utopia trovare qualche minima nozione di educazione civica nella maggioranza delle stesse persone che sono poi chiamate al voto (e qui si spiegano un sacco di cose). Pignolo? Sì! Indignato per l’ignoranza generalizzata? Pure!

* DISOCCUPAZIONE: datemi un lavoro!

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28
set
09

speriamo che (non) sia femmina

Una delle poche cose per cui non mi vergogno di essere italiano è che non ci possiamo certo definire un paese razzista. Invece tra le molteplici cose che mi infastidiscono del “bel paese” c’è lo straordinario maschilismo tipico dell’uomo italico.
Tornando un attimo sul tema razzismo, grandi passi in avanti sono stati fatti negli ultimi venti anni. Ricordo da bambino spettacoli in TV in cui si sprecavano battute rivolte a comparse di colore.
Ora, come venti anni fa, il corpo della donna è utilizzato dai media (la stessa TV, ma anche giornali, cartelloni, ecc) come merce di scambio. L’italiano medio, in cambio della visione di seni innaturali e cosce al photoshop, garantisce audience, acquisti, atti impuri.
La visione della donna oggetto è talmente entrata nella consuetudine che persino lo stesso pubblico femminile, costretto ad assistere alla mercificazione del proprio sesso, non alza minimamente la voce. Evidentemente sono ben lontani i tempi dei movimenti femministi, cancellati con un colpo di spugna dall’avvento di “Drive In” e di “Colpo Grosso”.
Mi preme sottolineare che nella mia critica metto sullo stesso piano il maschio che propone il modello di donna oggetto e la femmina che scende a compromessi in cambio di visibilità; entrambi contribuiscono in egual misura a perpetrare questo scempio.
Se è vero che una nazione ha i politici che si merita, è fin troppo semplice spostare l’attenzione sul nostro Presidente del Consiglio. La maschera di marito impeccabile e politico illuminato sulle “quote rosa” è caduta: la candidatura di attricette sue concubine ha fatto perdere la pazienza definitivamente a Veronica e, contemporaneamente, ha aperto il dibattito sulla sua vita privata. C’è chi lo definisce solo gossip e può darsi che abbia ragione, sicuramente chi ha voluto andare a fondo sulla questione ha visto uno scorcio di Rinascimento con le cortigiane che si affannano a soddisfare il nobile di turno in cambio di qualche favore.
Purtroppo per quelle, nel Rinascimento, non esisteva il Ministero per le Pari Opportunità.

21
set
09

è vera Gloria?

Prendo spunto dalle recensioni musicali di uno dei più assidui lettori e commentatori del blog (Beppe, sei uno dei pochssimi!) e provo ad analizzare, traccia per traccia, il nuovo album dei Green Day.

“21st Century Breakdown” esce dopo cinque anni di silenzio, se si eccettuano i singoli “The saints are coming” e “working class hero”, registrati estemporaneamente per cause benefiche.

Subito una considerazione: l’album ha deluso le mie aspettative. E’ un lavoro molto pretenzioso per via dell’impostazione come “rock opera”. Costituisce la naturale evoluzione di American Idiot ma la sensazione è che sia composto dalle B-sides di quest’ultimo.  In ogni caso ciò non mi impedirà di vederli suonare live per la sesta volta, in Irlanda in ottobre. Via coi voti:

1 ) Song of the century : S.V.  – una simpatica melodia che però non merita giudizio.

2 ) 21st Century Breakdown: 6.5 – pezzo carino a mio parere. Preferisco la prima parte alla seconda, che mi sembra più da festa di paese che altro. Il meglio: “My generation is zero”.  Il peggio: la parte finale con tempo rallentato, inutile.

3 ) Know your enemy:  6.5 – primo singolo, appena sentito mi è subito parso una schifezza. Ascoltandolo altre decine di volte il giudizio è migliorato, l’dea del ritmo ossessivo è buona. Suoni curati fin troppo, dal vivo risulta molto più energetica. Il meglio:  l’attacco di batteria. Il peggio: il video, davvero inguardabile.

4 ) !Viva la Gloria!: 5.5 – niente di speciale davvero, si salva solo l’intro con voce e piano, strumento che adoro.

5 ) Before the lobotomy: 4 - sinceramente inascoltabile. Tremendi gli accordi nel vuoto a metà del pezzo. Zero ispirazione, ci si affida solo alla batteria per tenere in piedi un’idea di canzone.

6 ) Christian’s inferno: 7 – semplice e diretta ma mi piace! Una delle poche tracce in cui l’idea di comprimere a dismisura i suoni nell’intro abbia un senso. Il meglio: ancora una volta l’attacco di batteria. Il peggio:  l’assolo di chitarra, quasi fastidioso.

7 ) Last night on earth: 4 – credo di non aver mai ascoltato il pezzo per più di un minuto. Fastidiosa quanto la visione di una partita di Ronaldinho.

8 ) East Jesus nowhere: 7 – forse il pezzo migliore dell’ intero album. Dal vivo rende molto ed è una delle poche canzoni della band in cui abbia senso la doppia chitarra. Il meglio: liriche ispirate e ricercate. Il peggio:  i suoni troppo artificiali, ma è un problema ricorrente in tutto l’album.

9 ) Peacemaker: 4 – sembra “This is the life” di Amy McDonald, e non è certo un complimento.

10 ) Last of the americal girls: 5.5 – ha qualcosa di buono, ma sa di già abbondantemente sentito.

11 ) Murder city: 6.5 – pezzo bello energetico, niente di eccezionale ma dà una boccata di ossigeno all’ascolto della parte centrale dell’album. Il meglio: ” We are the last call, and we’ re so pathetic”. Il peggio:  poco varia e solito assolo di cui non si sente la mancanza.

12 ) ?Viva la Gloria?: 3 – non è il caso di sparare sulla croce rossa.

13 ) Restless heart sindrome: 5 - inizio da Beatles, fine da autocitazione spudorata (Boulevard of broken dreams). Risultato, pezzo molto poco incisivo.

14 ) Horseshoes and handgranades: 5 - sono lontani i tempi in cui con tre accordi venivano fuori pezzi da urlo! Stucchevole l’effetto sulla voce.

15 ) The static age: 6.5 – pezzo carino, impreziosito dal cambio di tonalità prima dell’ultimo ritornello. Anche qui niente di eccezionale, ma merita di essere ascoltato. Il meglio: la batteria lega il cambio di tonalità alla grande. Il peggio : un po’ troppo lungo come pezzo.

16 ) 21 guns: 6 – effetto opposto a quello di “know your enemy”, ai primi ascolti il pezzo colpisce. Il perchè lo si capisce ascoltandolo più volte: troppo simile alla già citata “Boulevard of broken dreams”, sia come struttura sia come suoni. Anche qui col video non ci siamo proprio!

17 ) American eulogy: 6.5 - una semplice media tra la prima parte, “Mass hysteria” da 6, e la seconda, “Modern world” che si merita un 7. La melodia è in parte copiata dall’inizio di “Deadbeat holiday”.

18 ) See the light: 6 – ritornello molto accattivante, ma il resto non colpisce per niente.

Media totale: 5.5, la matematica parla chiaro! Concludo il posto con il video di una delle mie canzoni preferite della band.




 

gennaio: 2012
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